Una scuola senza confini… tra le mura domestiche

di Lillo Hans Falci
Responsabile scuola del Centro Diaconale – Istituto Valdese

Quante parole, quante analisi, considerazioni e riflessioni, tutte esplose, a seguito della condizione improvvisa ed incredibile, nella quale siamo piombati tutti e tutte.

Le posizioni in genere, si sa, sono ed è giusto che siano varie, a volte anche in forte contrapposizione: ciò riguarda fortemente anche la scuola in questi giorni difficili.

Mi colpisce molto e mi fa male sentire parlare ancora oggi, ed in questa circostanza, del rischio di trattare i bambini e le bambine come contenitori vuoti da riempire, anche se capisco che chi scrive sulla condizione della scuola italiana può essere tentato di utilizzare questa immagine anacronistica per richiamare l’attenzione sui rischi che, ahimè, possa effettivamente tornare attuale.
Ci si riferisce pertanto alla possibilità di finire col riempire i bambini/e di compiti e basta, senza dialogo con gli insegnanti, senza alcuna rassicurazione su quanto i bambini stanno vivendo, insieme a noi.

Si tratta di un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato, che può essere utile per riportare l’attenzione sui temi della relazione educativa, dell’ascolto dei bambini, della costruzione insieme di esperienze di apprendimento, senza pressioni e senza giudizi. Può altresì essere utile per allontanare o quanto meno controllare le ansie di chi pensa ai Programmi, al tempo perso che andrebbe recuperato, a tutti i costi, rischiando così di perdere di vista il bambino col suo immaginario.

 

L’immaginario infantile, al quale occorre prestare tanta attenzione, è composto da ciò che i bambini vivono, sognano a livello simbolico e fantastico, ma anche da ciò che gli adulti di riferimento manifestano, fanno e pensano per loro e di loro.
Noi come scuola valdese stiamo osservando, scoprendo e riscoprendo. noi stessi, il gruppo di lavoro, composto dai due team della scuola dell’infanzia e primaria, che si presenta coeso e dinamico, in grado di rimanere gruppo anche a distanza. Stiamo vivendo insieme una lunga fase di sospensione che, pur se dolorosa e sconvolgente, ci mette di fronte alle cose più importanti della nostra vita e del nostro impegno professionale. Noi come scuola valdese, all’indomani della prima chiusura, abbiamo cercato di analizzare e di comprendere un’immagine in continuo movimento, che sfuggiva a qualsiasi inquadratura, e di prendere delle decisioni coerenti con la nostra idea di scuola, alla quale non abbiamo voluto rinunciare, neanche per un istante.

Oggi siamo tutti impegnati nella costruzione di esperienze di apprendimento, osservando ed accogliendo i bambini nella loro globalità, curando ed attivando tutti linguaggi e le relative intelligenze, provando, pertanto, a recuperare le componenti emotive che ritroviamo nel loro immaginario, provando a giocare con ciò che ci spaventa per riuscire a liberare i bambini e noi stessi, dalle preoccupazioni e dall’incertetezza, dalla paura di non poter più tornare a quella normalità tanto desiderata.

Ma la nostra ambizione pedagogica ci spinge ad andare oltre: i bambini e le bambine della scuola valdese, saranno accompagnati/e a scoprire, con gradualità, che, pur rimanendo chiusi in casa, non dovranno rinunciare agli sguardi sul mondo, sulle culture, sulle lingue, che avremo modo di proseguire i nostri viaggi, di attraversare il Mediterraneo e di raggiungere i Paesi più vicini, ma anche quelli così lontani, da sembrare irraggiungibili.
Che manterremo vivo il desiderio di sentire i “racconti dei genitori, dei nonni, di tutto il mondo”, dei minori non accompagnati, di chi ha partecipato alle missioni umanitarie, che saremo sempre interessati ai nostri collegamenti con le scuole africane, come quella di Pomerini in Tanzania, e con la scuola di Instambul in Turchia e con tutte le altre con le quali abbiamo già stabilito un contatto. Che vogliamo continuare a scoprire il mondo attraverso le esplorazioni naturalistiche, attraverso la conoscenza delle espressioni artistiche della nostra bellissima città antica, ma anche attraverso le persone che vivono nelle periferie, e che si trovano ai margini di una società troppo spesso ingiusta, iniqua.
Insomma, cercheremo di far arrivare ai bambini e alle bambine che abbiamo il dovere di continuare a credere in una scuola senza muri e senza confini, anche dalle nostre case, per sentirci parte di una Umanità straordinariamente varia, capace di esprimere tante forme di bellezza, di creare tante opportunità di crescita per tutti e di investire su un mondo più solidale e più giusto e, perché no, su un mondo sempre più Bello.

 

 

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