La nuova vita di Adel, dalla guerra in Siria al restauro di Palazzo Butera grazie all’impegno e alla solidarietà.

El ali Adel, padre di 5 figli, è arrivato in Italia insieme alla sua famiglia nel dicembre del 2016, grazie ai corridoi umanitari attivati dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio.

A Palermo ha trovato una nuova casa, presso il Centro Diaconale La Noce che ha aderito al programma di accoglienza diffusa delle famiglie siriane su tutto il territorio nazionale. Poco più di un anno dopo, ha già raggiunto un nuovo importante traguardo nel suo cammino verso una nuova vita: da metà gennaio infatti lavora, grazie a un tirocinio finalizzato all’inserimento, per l’A.T.I. (associazione Temporanea di Imprese) che sovraintende ai lavori di restauro di Palazzo Butera a Palermo.

Palermo per Adel, la moglie Zoubayda e i cinque figli (il più grande ha 9 anni la più piccola, Maria, è nata pochi mesi dopo l’arrivo della famiglia in città) ha rappresentato una seconda casa, una nuova opportunità. Il modello di accoglienza del Centro Diaconale La Noce è orientato all’empowerment e all’autonomia dei nuclei familiari e sin dal loro arrivo, Adel e la sua famiglia sono stati protagonisti attivi e consapevoli del proprio percorso di integrazione. Accompagnati da una équipe composta da due operatori e una mediatrice culturale, hanno affrontato tutte le tappe del complesso iter burocratico per l’ottenimento del permesso di soggiorno e per il riconoscimento della protezione internazionale. Si sono impegnati nel non facile compito di ricominciare da capo e ricostruire la propria vita lontani dal Paese d’origine, misurandosi con una cultura e una lingua diverse. Così, a 34 anni Adel è tornato a scuola: per imparare l’italiano ha frequentato i corsi intensivi della Scuola di Italiano per Stranieri – ITASTRA – dell’Università degli studi di Palermo e i corsi del CPIA (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) presso la scuola media statale A. Ugo, che gli hanno permesso di conseguire il diploma di scuola secondaria di I grado.

Ora Adel ha raggiunto una nuova, importante tappa, nel suo percorso di integrazione. Dal 12 gennaio ha iniziato a lavorare per la ditta che sta effettuando il restauro del prestigioso complesso di Palazzo Butera, che presto sarà trasformato in un museo privato di rilievo internazionale, per iniziativa dei coniugi Massimo e Francesca Valsecchi. Adel è stato inserito tra gli operai che lavorano in cantiere dall’A.T.I. (associazione Temporanea di Imprese) che sovraintende ai lavori di restauro.

Le imprese consociate, la EMMECCI s.rl. e la GANGI IMPIANTI s.r.l hanno da tempo avviato un virtuoso processo di integrazione di lavoratori stranieri nella propria forza lavoro. Oltre ad Adel, nel cantiere diretto dall’Ing. Marco Giammona hanno trovato nuove opportunità anche un lavoratore ghanese e tre giovani provenienti dal Gambia, nell’ambito di un progetto di integrazione socio lavorativa per minori non accompagnati. L’integrazione di lavoratori stranieri nel cantiere – in percentuale ridotta rispetto alla manodopera locale, con riguardo alle esigenze occupazionali del territorio – è una scelta improntata alla responsabilità sociale e alla solidarietà: le Imprese Emmecci-Gangi Impianti sono iscritte nella White List rilasciata dal Ministero degli Interni e il loro modello di organizzazione e gestione della salute e della sicurezza sul lavoro è stato recentemente riconosciuto dalla Commissione Nazionale dei Comitati Paritetici Nazionali con il sostegno dell’ I.N.A.I.L.

Oggi dunque Adel si è lasciato alle spalle gli orrori della guerra e può guardare al futuro con rinnovata serenità per sé e la sua famiglia. La sua nuova vita a Palermo è prima di tutto frutto del suo impegno nello studio e dei sacrifici che ha affrontato. La sua storia è però anche la prova che l’integrazione è possibile quando ciascuno fa la sua parte con responsabilità e solidarietà. Un sistema di accoglienza che accompagna, ma al tempo stesso incoraggia ad acquisire autonomia. L’Università e il sistema di formazione degli adulti, che hanno fornito alle famiglie siriane il supporto indispensabile all’apprendimento della lingua e al conseguimento del titolo di studio. Infine, le imprese che hanno offerto opportunità di formazione e lavoro, aderendo ad una idea di accoglienza ed integrazione con senso di responsabilità e solidarietà.

 

 

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